Il detective Benoit Blanc fa squadra con un giovane prete zelante per indagare su un crimine perfettamente impossibile nella chiesa di una piccola città dal passato oscuro.
Wake Up Dead Man: A Knives Out Mystery è il terzo capitolo della saga di Benoit Blanc e, personalmente, lo collocherei al secondo posto tra i film della serie. Ancora una volta ci troviamo davanti a personaggi eccentrici, sopra le righe e incredibilmente sospetti, ed è proprio questo uno degli elementi che continuo ad amare di questi film.
Tra tutti, Monsignore Jefferson Wicks mi ha colpita particolarmente: il suo modo di fare così teatrale ed eccessivo mi faceva continuamente pensare “ma questo com’è riuscito a diventare un uomo di chiesa?”. E la cosa divertente è che, andando avanti con il film, la risposta arriva quasi spontaneamente: probabilmente non lo è mai stato davvero fino in fondo.
Mi è piaciuto molto anche il contrasto tra il lato spirituale rappresentato da Padre Jud e lo scetticismo del nostro detective Blanc. È un equilibrio che dà al film una sfumatura diversa rispetto ai precedenti, quasi più riflessiva sotto tutta la follia degli eventi.
La trama è un continuo colpo di scena: il film ti porta a sospettare chiunque e contemporaneamente nessuno. Ogni personaggio sembra nascondere qualcosa e ogni scena riesce a ribaltare quello che pensavi di aver capito. Io, ad esempio, non sarei mai arrivata alla verità.
E alla fine il vero antagonista non era soltanto una persona, ma qualcosa di molto più umano e universale: l’avidità. Quel diamante rappresenta la possibilità di cambiare vita, il desiderio di avere di più, e dimostra quanto facilmente le persone siano disposte a tradire sé stesse e gli altri davanti alla promessa del denaro. Ah, il potere dei soldi.
Josh O’Connor, a mio parere, regge gran parte del film. Riesce a dare al suo personaggio un fascino ambiguo che cattura continuamente l’attenzione, anche nei momenti più caotici.
Forse è proprio questo il punto forte della saga di Knives Out: dietro l’estetica elegante, i dialoghi brillanti e i personaggi assurdi, c’è sempre una critica molto lucida ai difetti umani. E anche questa volta funziona benissimo
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